Torque vectoring: cosa fa in curva e quali limiti ha

Il torque vectoring aiuta l’auto a seguire la curva variando le forze sulle ruote. Ecco come funziona quello che usa i freni e cosa cambia nella guida quotidiana.

Torque vectoring: cosa fa in curva e quali limiti ha
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a cura di thg

Il torque vectoring aiuta l’auto a girare creando una differenza tra le forze che agiscono sulle ruote di destra e di sinistra. Quando il sistema utilizza i freni, può rallentare leggermente una ruota interna alla curva per favorire la rotazione della vettura e migliorare la capacità di scaricare a terra la spinta del motore. Al volante l’effetto può essere un’auto che segue la traiettoria con maggiore precisione, soprattutto quando si torna ad accelerare.

Su una strada italiana piena di curve, però, questa funzione non rende equivalenti asfalto asciutto, pioggia e foglie bagnate. Lavora con l’aderenza disponibile. Per capire quanto possa essere utile bisogna seguire ciò che succede alle ruote durante una curva, distinguendo l’intervento effettivo dalle promesse che spesso accompagnano il nome.

In curva le ruote fanno lavori diversi

Immaginiamo una curva a sinistra affrontata a velocità adeguata, restando nella propria corsia. Le ruote sul lato destro percorrono una distanza maggiore rispetto a quelle sul lato sinistro. Inoltre, il trasferimento di carico aumenta il carico verticale sulle ruote esterne e alleggerisce quelle interne. Questo cambia il modo in cui ciascuna gomma può contribuire alla frenata, alla spinta e alla tenuta laterale.

La coppia motrice è l’azione di rotazione che arriva alle ruote attraverso la trasmissione. Quando acceleriamo, le gomme devono trasformarla in una forza contro il terreno. Durante la curva devono anche sviluppare la forza laterale necessaria a cambiare direzione. Le due richieste si dividono una capacità di aderenza limitata: chiedere molta accelerazione mentre si sta già curvando può portare una ruota a slittare.

Su un’auto a trazione anteriore, la ruota motrice interna alleggerita può diventare il punto debole quando si riprende velocità. Il risultato può essere una spinta poco efficace o una maggiore difficoltà dell’avantreno a seguire la traiettoria. Il comportamento dipende anche da gomme, geometrie delle sospensioni e fondo stradale: non basta sentire una ruota pattinare per attribuire tutto a un solo componente.

Come una piccola frenata aiuta l’auto a girare

Il torque vectoring tramite i freni interviene in modo selettivo. Nel nostro esempio, la centralina può comandare una piccola frenata sulla ruota interna, senza che il conducente prema il pedale. La scelta della ruota e l’intensità dell’intervento dipendono dall’architettura della vettura e dalla strategia prevista dal costruttore. Non esiste una sequenza identica per tutte le auto che riportano questa funzione nella scheda tecnica.

La forza frenante applicata su un solo lato può creare un effetto di rotazione nella direzione della curva. Per visualizzarlo basta pensare a un carrello che viene trattenuto leggermente da un lato: tende a girare verso quel lato. Sull’auto l’intervento viene dosato, perché deve contribuire alla risposta del veicolo senza provocare uno squilibrio eccessivo.

Quando la ruota frenata è anche motrice, entra in gioco il differenziale. Quello aperto permette alle due ruote dello stesso asse di girare a velocità diverse, ma la coppia che può trasmettere utilmente risente della ruota con minore aderenza. Frenare la ruota che tende a slittare aggiunge resistenza su quel lato e può consentire alla ruota opposta di ricevere più coppia utile rispetto alla condizione di slittamento libero, se il motore ne rende disponibile abbastanza.

Questo passaggio non produce potenza aggiuntiva. Una parte dell’energia viene dissipata nel freno. Il vantaggio consiste nel controllare meglio le forze alle ruote, ottenendo una risposta più favorevole della vettura.

Cosa si può sentire uscendo da un tornante

Il caso concreto è un tornante in salita, su una strada collinare, affrontato con margine e buona visibilità. Dopo aver rallentato e impostato la curva, il conducente riprende gradualmente l’acceleratore. La ruota interna può essere ancora alleggerita proprio mentre le viene chiesto di trasmettere più spinta. Un sistema che interviene tramite i freni può limitarne lo slittamento e rendere più efficace la ripresa.

Al volante si può percepire una vettura che mantiene più facilmente la linea scelta e richiede meno correzioni. In altri casi l’intervento è così lieve da passare inosservato. L’assenza di una sensazione evidente non dimostra che la funzione sia inattiva: nelle normali condizioni di guida potrebbe semplicemente esserci poco da correggere.

Il sottosterzo è la tendenza dell’auto a curvare meno di quanto richiesto con lo sterzo, allargando la traiettoria. Il torque vectoring può contribuire a contenerlo in determinate condizioni, ma il risultato non è garantito per qualsiasi velocità o apertura dell’acceleratore. Se alle gomme anteriori viene chiesto più di quanto possano fare, la capacità di correzione rimane limitata.

Per questo non ha senso verificare il sistema entrando più forte nella curva successiva. Su strada aperta il comportamento utile da osservare è la regolarità della risposta durante una guida normale. Una dimostrazione al limite richiede un ambiente controllato, dove siano gestibili anche gli errori.

Il controllo di stabilità lavora insieme al sistema

Il controllo di stabilità e il torque vectoring possono utilizzare parte degli stessi sensori e degli stessi attuatori dei freni. Tra le informazioni disponibili possono esserci angolo dello sterzo, velocità delle ruote, accelerazione laterale e velocità di rotazione della vettura attorno al proprio asse verticale. La centralina usa questi dati per valutare la risposta dell’auto rispetto alle richieste del conducente.

Le finalità, però, vanno distinte. Il controllo di stabilità mira soprattutto a contrastare comportamenti che possono compromettere la stabilità della vettura. Il torque vectoring può intervenire anche durante una curva regolare per migliorare la risposta direzionale e la trazione. Sulla stessa auto le due funzioni vengono coordinate: non sono necessariamente due dispositivi indipendenti che lavorano a turno.

Non bisogna nemmeno aspettarsi una spia dedicata a ogni piccolo intervento. Il significato di un lampeggio o di un messaggio dipende dalla vettura e va verificato nel suo manuale. Una spia di avaria persistente richiede attenzione anche se l’auto sembra ancora guidabile, perché alcune funzioni potrebbero essere limitate.

Disattivare il controllo di stabilità, inoltre, non garantisce che venga escluso anche il torque vectoring. Su alcune vetture certe funzioni restano operative. Per l’uso quotidiano conviene mantenere la configurazione stradale prevista dal costruttore, senza dedurre dal nome di un pulsante quali controlli siano stati effettivamente disabilitati.

Lo stesso nome può indicare componenti diversi

Nella descrizione di un’auto, torque vectoring può indicare anche un sistema che regola la coppia attraverso organi della trasmissione, per esempio frizioni controllate elettronicamente. Su alcune elettriche, due motori che comandano separatamente le ruote dello stesso asse permettono invece di variare direttamente la spinta tra destra e sinistra. Il principio comune resta la gestione delle forze alle ruote per influenzare il comportamento della vettura.

Queste soluzioni non hanno gli stessi componenti del sistema basato sulla frenata selettiva. Di conseguenza, leggere soltanto la dicitura commerciale non basta per conoscere l’hardware presente sull’auto. Una descrizione utile deve chiarire su quale asse agisce la funzione e se sfrutta i freni, la trasmissione oppure motori comandati separatamente.

Anche la trazione integrale, da sola, non prova che ci sia una gestione attiva della coppia tra destra e sinistra. Distribuire la spinta tra asse anteriore e posteriore è una possibilità diversa. Allo stesso modo, un’elettrica con un motore davanti e uno dietro non dispone automaticamente di due motori capaci di controllare separatamente le ruote posteriori.

Quando si confrontano due auto, la domanda concreta da fare è quindi quale dispositivo realizzi la funzione sulla specifica motorizzazione e sull’allestimento italiano scelto. Il nome presente sulla gamma potrebbe non descrivere allo stesso modo ogni configurazione.

Pioggia, neve e discese mostrano i limiti

Su un raccordo bagnato o su una curva coperta di foglie, la differenza la fanno prima di tutto i pneumatici e il contatto con l’asfalto. Il sistema può utilizzare meglio il margine disponibile, ma non può ricreare l’aderenza che manca. Se tutte le ruote coinvolte hanno pochissima presa, anche la possibilità di generare una correzione efficace si riduce.

La gomma esterna non ha una riserva infinita solo perché è più caricata. Deve già sostenere una parte importante della richiesta laterale della curva. Aggiungere spinta può essere utile finché resta entro la capacità del pneumatico; oltre quel punto si entra nello slittamento. Per chi guida, la conseguenza pratica è mantenere velocità e comandi compatibili con le condizioni reali, senza usare la presenza del sistema per ridurre il margine.

Nelle applicazioni che utilizzano i freni c’è inoltre un limite termico. Le frenate selettive producono calore e si sommano al lavoro richiesto dall’uso del pedale. Il loro contributo dipende da quanto spesso e con quale intensità intervengono: non è corretto attribuire automaticamente al torque vectoring un’usura elevata delle pastiglie.

Durante una lunga discesa, eventuali avvisi di temperatura o variazioni anomale della risposta del pedale vanno gestiti secondo il manuale della vettura. Continuare a sollecitare i freni per capire se il sistema stia funzionando aggiungerebbe lavoro proprio quando serve ridurlo.

Cosa verificare prima dell’acquisto e nell’uso quotidiano

Prima dell’acquisto conviene cercare la descrizione tecnica relativa all’auto effettivamente ordinabile in Italia. Servono tre informazioni: quali ruote vengono controllate, quali componenti producono l’intervento e se la dotazione è compresa nell’allestimento scelto. Un riferimento generico alla guida sportiva o alla maggiore agilità non risponde a queste domande.

Durante una prova su strada si possono valutare fluidità della ripresa, facilità nel seguire una curva e regolarità dei comandi, sempre a velocità adeguata. Non si può invece isolare con certezza il contributo del sistema confrontando due auto diverse: gomme, sterzo, sospensioni e distribuzione dei pesi influenzano tutti la sensazione finale.

Nell’uso quotidiano restano essenziali pressione delle gomme a freddo secondo le indicazioni del costruttore, condizioni del battistrada e manutenzione dell’impianto frenante. Il torque vectoring non compensa pneumatici trascurati o componenti inefficienti. Se compaiono rumori nuovi, vibrazioni o una tendenza dell’auto a tirare da un lato, serve un controllo: attribuirli alla funzione senza una diagnosi può far trascurare un difetto.

Il beneficio concreto è una risposta più precisa nelle condizioni in cui il sistema riesce a intervenire. La scelta della velocità d’ingresso, della traiettoria nella propria corsia e del momento in cui accelerare resta a chi guida.

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